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Intervista sul verde

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polliniLa maggiorparte della persone associa l’allergia ai pollini non sapendo che esistono tantissime piante che possono dare gli stessi sintomi. Abbiamo chiesto aiuto a Giuseppe Frenguelli, professore di Botanica ambientale ed applicata all’Università di Perugia, per stilare una specie di guida che aiuti a riconoscere  le piante allergizzanti che infestano i marciapiedi delle strade o i giardini condominiali e fornisca dei validi suggerimenti su come le amministrazioni dovrebbero agire per garantire il benessere dei propri cittadini.

Quali sono le piante allergizzanti nelle aree urbane?

Nelle aree urbane adibite a verde pubblico e/o privato le essenze arboree allergeniche maggiormente diffuse e senz’altro quindi da sconsigliare nei nuovi impianti sono essenzialmente: la betulla, l’ontano, il cipresso, l’olivo, il cedro del Giappone, i carpini ed il nocciolo. Tutte queste liberano un elevato quantitativo di polline altamente allergenico che interessa una elevata percentuale di soggetti. Altri generi si possono utilizzare con una certa attenzione in quanto liberano quantità minori di polline o comunque moderatamente allergenico come nel caso di platano, frassino, acero americano, ginepro, tuja e casuarina. Comunque, la sicurezza assoluta di totale assenza di allergenicità non si può avere in quanto non si possono escludere reazioni verso una o più specie da parte di soggetti particolarmente sensibili. In genere, si considera che le piante con fiori evidenti e quindi impollinate dagli insetti siano non allergeniche, ma bisogna sempre considerare che, in ambiente urbano, le piante sono situate in stretta vicinanza alle abitazioni, ai luoghi di lavoro o lungo le strade, ed il polline liberato dai fiori è spesso sufficiente a causare una reazione allergica, come nel caso del tiglio.

Quanto è importante la manutenzione del verde urbano?

Deve essere tenuta in grande considerazione per limitare la presenza di flora infestante al suo interno che rappresenta, oltre che un problema estetico, un problema per la competizione idrico-minerale con le piante coltivate e, soprattutto, un’importante fonte di allergeni. La quantità di specie “ruderali” che si adattano a crescere in questi ambienti è veramente elevata ed è necessario tenere presente che le infestanti più comuni nei nostri climi appartengono alle famiglie di: graminacee, composite, urticacee (parietaria), chenopodiacee, plantaginacee, poligonacee, tutte con numerose specie con un alto grado di allergenicità e che rappresentano un’importante fonte di allergeni aerodiffusi.

Il pericolo dunque può annidarsi anche nei giardini riservati ai bambini?

giardino-prato-in-fiorePer il pericolo di allergie alle graminacee, particolare attenzione va data, inoltre, all’impianto e alla cura dei tappeti erbosi. Bisogna tenere presente che numerose specie di questa famiglia entrano nella costituzione dei cosiddetti “pratini all’inglese” utilizzati sia per scopi sportivi che ricreativi. Il più delle volte, infatti, sono utilizzate numerose specie allergeniche come Cynodon dactylon, Agrostis tenuis, Festuca arundinacea e F. pratensis, Lolium perenne, Poa pratensis e P. annua. Normalmente i tappeti erbosi vengono sottoposti a tagli periodici che non permettono a queste piante di formare la spiga e quindi di liberare polline, ma se sono lasciati crescere e non sono curati, possono presentare, soprattutto per i bambini, una pericolosa fonte di allergeni.
 E’ logico e normale che la scelta delle essenze da utilizzare per l’arredo urbano debba essere legata al luogo, al clima, alle tradizioni locali, ma spesso anche alla necessità di educare il cittadino e di far conoscere le piante di luoghi lontani. In ogni caso, è indispensabile conoscere, per evitarle, quelle essenze che presentano i maggiori rischi per la salute dell’uomo, ma al tempo stesso incentivare l’estensione delle aree a verde pubblico, sia creandone delle nuove, sia valorizzando quelle esistenti e recuperando quelle degradate. Potrebbero essere questi alcuni dei principi fondamentali per avere impianti urbanistici razionali, in grado di espletare tutta la loro potenzialità per il benessere del cittadino.

Cosa possono fare le amministrazioni per combattere il fenomeno?

 Gli esperti del settore dovrebbero essere informati sul fatto che pianificare il verde oggi, significa sempre più fare una progettazione non solo estetica ma anche di sanità pubblica che favorisca l’impianto di aree verdi nelle città, ma consigliando e verificando l’uso di specie non nocive e a basso o nullo contenuto allergenico.
 Ciò non significa che bisogna procedere a tagliare alberi secolari o riorganizzare vecchi impianti ormai consolidati o intervenire in modo drastico su strutture storiche con una certa valenza artistica, come molti giardini e parchi presenti nelle nostre città, ma semplicemente si tratta di indirizzare gli urbanisti, gli addetti alla progettazione delle aree verdi, gli amministratori locali verso una scelta che non porti all’introduzione di altri esemplari appartenenti a specie considerate attualmente a rischio di liberare molecole in qualche maniera dannose per la salute pubblica.
 Esiste quindi la necessità di formulare proposte alternative suggerendo ai progettisti e gestori del verde specie non nocive e che, al tempo stesso, rispondano a criteri di adattabilità al clima e al substrato, che abbiano un alto valore decorativo, resistenza all’inquinamento, resistenza ai patogeni e modeste esigenze di manutenzione. Queste limitazioni lasciano comunque un’ampia scelta di specie, sia naturalizzate ed esotiche sia autoctone, che possono essere utilizzate per l’arredo urbano.

Mario Masi

   

Story by Mario Masi

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